Ken

Tutti o quasi i praticanti di aikido sanno che cosa è il bokken o Ken, chiamato anche più propriamente bokuto: una spada di legno lunga circa 102cm che riproduce la forma di una katana, la spada maggiormente tipica dei samurai, adottata oggigiorno nella pratica del’aikido (aikiken) ma già da diversi secoli nelle scuole di kenjutsu.

La parte che rappresenta la lama è lunga 72cm, 4cm sono riservati alla tsuba che funge da guardia e l’habaki che mantiene ferma la lama, normalmente questi pezzi non vengono montati nella pratica dell’aikido e se ci sono sono o in plastica o in gomma.

La lunghezza dell’impugnatura (tsuka)è di 26 cm, misura che sarebbe insolitamente lunga  per una spada occidentale ma è giustificata dall’uso che si fa della spada nella scherma giapponese: viene infatti impugnata a due mani: la destra in prossimità della guardia, la sinistra dal lato del pomolo.

ora passiamo ad una dissertazione storica sulla spada.

Prologo

Come molti di voi di certo sapranno, l’Aikido è nato dalle ceneri del Daito Ryu e dalla lancia, di cui O’Sensei era considerato il più grande rappresentante vivente in tutta la storia del Giappone.

Armi letali ed essenziali nelle guerre che hanno dilaniato il Giappone per quasi tutta la sua storia, la Spada e la Lancia giunsero dalla Cina intorno al IV secolo d.C.

Perfezionate e trasformate per essere ancora più perfette e letali, nella tecnica come nella realizzazione, la spada ha sempre avuto un ruolo grandemente spirituale.

Un po’ di Shinto

La letteratura Shintoista riferisce che il dio Haya Susaano, figlio di Izanagi, nella regione di Izumo, uccise un drago ad otto teste, il quale, all’interno della coda, serbava una lama, chiamata Tsumugari. Prelevata la spada, la consegnò alla deaAmaterasu che la diede al nipote, Ninigi quando venne a governare il Giappone.

Tsumugari venne condotta in una spedizione contro gli Ainu dal quattordicesimo imperatore del Giappone, Yamato Teraku. Durante un agguato in cui venne dato fuoco ad una prateria, il principe, o la spada, falciarono l’erba creando una via di fuga. Da allora la spada è nota come Kusanagi no Tsurugi.

Attualmente essa viene consegnata ad ogni imperatore del Giappone il giorno della sua nomina.

Leggenda e Zen

La Spada, per il Samurai, assume e denota un significato fortemente spirituale e legato alla propria famiglia, si dice che essa ne detenga l’animo, e che ogni spada abbia una propria personalità, famose, in tal senso, due spade, una prodotta dal maestro Masamune ed una prodotta dal maestro Muramasa, legate indissolubilmente ad una leggenda.

Si narra che i due fabbri decisero di sfidarsi per determinare chi fosse in grado di forgiare la spada più tagliente e letale.
Decisero così di immergere le punte delle due lame in un fiume.
La spada di Muramasa, allievo di Masamune, Juuchi Fuyu, era così assetata di sangue da tagliare ogni cosa incontrasse, mentre quella di  Masamune, Yawaraka-Te, non tagliò nulla e pareva avvolta da un’imperturbabile quiete.
Un monaco che ebbe modo di assistere alla sfida, si pronunciò in tal senso.

La prima spada è senza dubbio una spada tagliente, ma è portatrice di sangue, una spada malvagia che non fa differenza fra ciò che taglia. Può essere buona per tagliare farfalle così come teste. La seconda è notevolmente più tagliente delle due, e non taglia senza motivo ciò che è innocente

La spada giapponese vide il suo tramonto alla fine del 1800 con la restaurazione Meiji prima e con l’occupazione americana nel dopoguerra poi, quando cioè, gli statunitensi, vietarono al popolo giapponese la pratica delle arti marziali e la forgiatura delle lame.

Fortunatamente la tradizione e la cultura della spada sono sopravvissuti fino ai giorni nostri, grazie anche alla coriacità del popolo giapponese che, in un modo o nell’altro è riuscito a far sopravvivere le antiche scuole di forgiatura, considerate un tesoro nazionale.

Addentriamoci, a seguire, in un brevissimo ritratto storico del Giappone più o meno recente.

Dalla Spada allo Zen.

Il Giappone, come si è detto, è sempre stato, fondamentalmente, un paese diviso dalle guerre, in particolare sembrava proprio che gli imperatori non riuscissero a sedare gli scontri fra i Daimyo o gli Shogun di turno per la supremazia sul paese, e così, spesso e volentieri, la popolazione si trovava nel mezzo e non sempre i Samurai dimostravano l’essenza del Bushido.

Molti furono gli esempi contrastanti in tal senso, alcuni divenuti leggenda (come i quarantasette ronin), altri dimenticati, altri ancora sono giunti ai giorni nostri anche per mezzo del cinema e del grande Akira Kurosawa.

Miyamoto Musashi

Miyamoto Musashi fu uno dei tanti rappresentanti di un’epoca in cambiamento.
Nato intorno al 1584 e deceduto nel 1645, fu un prode spadaccino, noto per essersi scelto durante la battaglia di Sekigahara i suoi avversari in base alle debolezze nel loro kamae. Nella prima parte della sua vita era un combattente feroce e desideroso di formarsi come un lupo solitario.
Vagando di scuola in scuola ricercava una miglior formazione tecnica sfiorando sempre il confine vita-morte e facendosi lungo il cammino buoni amici ed un gran numero di nemici o avversari.

Uno degli scontri più celebri fu quello di Musashi contro decine di samurai del clan Yoshioka che si dice abbia sbaragliato fino all’ultimo.
Grande nemico-amico fu il prode samurai Kojiro Sasaki, l’ultimo che Musashi sconfisse prima di dedicarsi all’insegnamento ed all’eremitaggio.
Da quel giorno Musashi ebbe grande rispetto per la vita umana, non adoperò mai più una spada vera, ma solo un bokken.
La sua esperieza sempre al confine con la morte lo portò a raggiungere una profondità filosofica che caratterizzerà molti soggetti a venire, il suo lascito fu “Il libro dei cinque anelli” manuale molto tecnico basato sulle sue esperienze, ma a sua volta molto spirituale.

Il periodo Tokugawa

La quiete il Giappone iniziò a trovarla grazie al clan Tokugawa che portò la pace nel regno di mezzo dal 1603 al 1868.

Questo periodo fu caratterizzato da governi prettamente burocratici e da un crescente potere dello shogunato rispetto al potere imperiale.
I Tokugawa chiusero le frontiere all’occidente ed alle loro credenze, reprimendo nel sangue nascenti gruppi cristiani e gettando le basi dell’attuale sistema orientale, favorendo il confucianesimo ed il buddismo portando il paese a riscoprirsi.

La pace spesse volte favorisce la meditazione, ed è proprio in questo periodo che il Budo inizia a configurarsi in modo più ampio, trascendendo le mere necessità guerresche stringendo l’occhio all’integrazione con la pratica del Buddismo Zen.

Questo periodo dal punto di vista della riscoperta culturale è forse uno dei più belli, nasce la pittura Ukiyo-e e prende forma, fino al raggiungimento del suo massimo splendore la poesia Haiku, massima figurazione dello Zen.

Bushido

Tutti i guerrieri, nel bene o nel male hanno un codice di condotta, in Giappone questo iniziò a configurarsi intorno al 600.
Quest’espressione, tuttavia non prese mai l’estensione  e la forma che è giunta sino a noi prima del 1616, quando Tsuramoto Tashiro si premurò di trascrivere gli insegnamenti del monaco-guerriero Yamamoto Tsunetomo nel famoso Hagakure.

Il Bushido – la via del guerriero – è un codice di condotta che trascende la battaglia, scende nello spirituale e dirige tutta la vita del Samurai.

Esso si fonda su sette principi:

  • Rettitudine ( gi)
  • Coraggio (勇氣 yūki)
  • Benevolenza ( jin)
  • Rispetto ( rei)
  • Onestà ( makoto)
  • Onore (名誉 meiyo)
  • Lealtà (忠義 chūgi)

Violare questi principi voleva dire perdere l’onore, una cosa fortemente considerata dai giapponesi.

Se un Samurai perdeva l’onore, o veniva disonorato, ricorreva al Seppuku (la parola harakiri è scorretta poichè definisce solo la tipologia del taglio).
Durante la cerimonia di Seppuku la spada(tachi) assume il ruolo di purificatrice.
Lavata con l’acqua più pura di rugiada, una volta eseguito da parte del samurai suicida il taglio del tanden, veniva calata dal Kaishakunin (il più fedele amico) con il preciso intento di tagliare la testa, fatta eccezione per un piccolissimo lembo di pelle che doveva rimanere a legarla al corpo per impedire che la testa rotolasse disonorevolmente, favorendo al contempo il raggiungimento “automatico” della posizione di rei da parte del corpo ormai esanime.

Questi principi sono simbolizzati dalle pieghe dell’Hakama, dove, quella posteriore, Makoto, rappresenta la più importante di tutte, tanto che deve essere sempre ben diritta e curata.

Il Bushido è fortemente tenuto in considerazione dai praticanti di Aikido, essi dovrebbero conoscerlo profondamente, poiché è su ciascuno di questi principi chenascono le tecniche e su ognuno di essi è fondato il percorso di meditazione e crescita personale iniziato da Morihei Ueshiba e del quale ciascun aikidoka ha il dovere di farsi carico per il bene universale.

Il Bushido Zen che porta all’Aikido.

Durante tutta la storia del Giappone, molti abbandonarono la via guerriera per ritirarsi nella meditazione, spesso a seguito di incontri con soggetti illuminati, altri, in particolare verso la fine del 1800, preferirono ricercare nel Budo, per mezzo dello Zen, la via dell’illuminazione.

Rappresentanti di questo esercizio furono Yamaoka TesshouAwa Kenzo e Morihei Ueshiba, recenti esempi di Bushido Zen.

Abbiamo visto la spada formare il Giappone, dividerlo, rimescolarlo, impregnarsi di sangue ed allo stesso tempo di valori.

L’abbiamo vista pendere al fianco di illustri guerrieri, molti dei quali ci ispirano ancora oggi.

In questa pubblicazione avremo modo di scoprire come la spada giapponese si sia finalmente elevata sopra il cielo e la terra.

 


 

L’insegnamento dei Maestri Zen

In Giappone una frase riassume perfettamente il fondamento del Bushido Zen

Meikyo Shishui – state of clear, quiet mind as a mirror-like surface of the water

Questa condizione risulta imprescindibile per la corretta esecuzione di una tecnica in particolare all’interno di uno scontro.

Una mente quieta e salda garantisce al guerriero una corretta percezione di ciò che lo circonda e lo pone in una dimensione percettiva superiore tale che non esiste più spada, non esiste più avversario, tutto trascende, ovvero

Sokuten Kyoshi – trascend the oneself and become one with the universe

Questa è l’essenza del Bushido Zen, fu proprio questa esperienza ad accomunare tre illuminati maestri Zen, ed è proprio per mezzo delle loro parole che voglio proseguire questo articolo.

Yamaoka Tesshu

Maestro, guerriero, Monaco Zen, Yamaoka Tesshu (1836-1888) ebbe modo di vivere in interezza la via della spada in comunione con lo Zen; ebbe modo così di sperimentare come la spada fine a se stessa non ha alcuno scopo né utilità, mentre, al contrario, unificarla alla Mente la pone nella dimensione superiore e suprema della non-spada.

La sua impareggiabile spada di saggezza trapassò
il mondo del relativo.
Raggiunta l’illuminazione, dimenticata la forma.
Maestro di tutto e di tutti, attraverso l’universo.

Della sua esperienza di illuminazione Tesshu parlò così:

“Per anni ho forgiato lo spirito mediante lo studio dell’arte della spada, affrontando ogni sfida con spirito fermo.
I muri intorno a me improvvisamente crollarono;
come pura rugiada che riflette il mondo con chiarezza cristallina, ora è giunto il completo risveglio.

Usare il pensiero per analizzare la realtà è illusione;
se ci si preoccupa per la vittoria o la sconfitta si perderà tutto.
Il segreto dell’arte della spada?
Il fulmine taglia il vento di primavera!”

Benché per un certo periodo ricoprì cariche importanti per il governo, Tesshu ebbe fondamentalmente una vita povera e di stenti.

“Ritirati dal mondo
si capisce il vero significato della ricchezza;
in gioiosa ebbrezza
si esplorano gli antichi mondi.”

Questo gli permise di raggiungere una profondità tecnica e spirituale tale da portarlo a concretizzare insegnamenti ancora oggi di difficile apprendimento.

“Quando ero giovane, ho imparato che uno dei segreti dell’arte della spada era quello di mantenere la mente chiara e limpida come uno specchio lucente.
L’arte della spada è la pratica dell’unificare il particolare con l’universale.

Si ottiene naturalmente la vera vittoria non appena lo spadaccino raggiunge lo stato della non-forma.

Al di fuori della Mente, non vi è spada. Quando si affronta un avversario non bisogna dipendere dalla spada; bisogna usare la Mente per colpire la Mente dell’avversario. Questa è la non-spada.
Se esiste l’io esiste un nemico; se non esiste l’io, non vi sono nemici.

Questo è “bei fiocchi di neve che cadono uno ad uno qui e in nessun altro posto”: un luogo meraviglioso.

Con lo spirito unificato cosa mai
non potrà essere compiuto?”

Questo è l’insegnamento immenso di Yamaoka Tesshu che giunge a noi per mezzo del libro “Lo Zen e la Spada” di John Stevens; abbiamo tutti il dovere di leggerlo e di coltivarlo.


 

Awa Kenzo

Awa Kenzo fu un controverso maestro di Kyudo (1880-1939) che ebbe modo di conoscere, probabilmente in un paio di occasioni Morihei Ueshiba.
Sviluppò, nel corso del suo percorso marziale, una forma di Kyudo impregnata di Zen, cosa inconcepibile per le antiche scuole di quell’arte.
Al giorno d’oggi gli insegnamenti di Awa Kenzo sono divenuti essenziali nella pratica del Kyudo moderno e ampiamente citati nelle pubblicazioni ufficiali della federazione.

La tua pratica consiste nell’affrontare l’Universo. Sii compassionevole e potrai salvare persino i demoni.

Procedi sempre, non ristagnare. Osserva la trottola. Essa si muove intorno a un centro immobile, e gira vorticosamente sinché, esausta, non cade.

Rendi stabile te stesso fisicamente e spiritualmente.”

Nel Kyudo l’arco si tende completamente solo grazie ad un perfetto bilanciamento fra tecnica e mente, e questo, Awa Kenzo, sapeva essere raggiungibile solo per mezzo della meditazione e della respirazione.

“Il respiro è più prezioso dell’oro. Il respiro è come il filo di seta: talvolta spesso, talvolta sottile.

Respira all’interno di un cerchio. La respirazione con l’ombelico è salutare. La respirazione con il petto è ordinaria. La respirazione con le spalle è nociva.

L’inspirazione e l’espirazione sono l’andare e il venire della vita e della morte.”

Allo stesso modo invitava i suoi allievi a trascendere la tecnica classica e a concentrarsi sul proprio spirito per poter giungere ad hanare il rilascio spontaneo della freccia.

Mira al bersaglio con il tuo ombelico.

Coltivare lo spirito è un lavoro doloroso e duro; in ogni tiro fa come se la tua vita dipendesse da esso.

Il corpo e la mente riflettono l’unità tra il cielo e la terra, la Via e la sua Virtù.

Un tiro, una vita offerta agli dèi.

Il tiro rivela quanta fede hai nella Via.”

Awa Kenzo lasciò a tutti un profondo testamento, ribellarsi al cambiamento, riscrivendo le regole guardando al passato, allo Zen ed alla meditazione per divenire guerrieri del cielo e della terra.

“Apprendi da un maestro tutto ciò che ha, tutta la via – è questo il vero segreto della pratica che ti darà grandi risultati.

Vedere la tua vera natura in ogni tiro è la Grande Via della Pace. È tutto ciò di cui hai bisogno.

Il nostro insegnamento supremo: Tira il grande Arco in tutto ciò che fai.”

Citazioni tratte da “Lo Zen, l’Arco, la Freccia” di John Stevens.


Ueshiba e l’Arte della Pace

Se il Giappone ha dovuto attendere personaggi come Yamaoka Tesshu e Awa Kenzo per veder sconvolto il concetto di Budo, Ueshiba Morihei non impiegò molto a comprendere, grazie alle dure esperienze di guerra, che il mondo intero doveva imparare a unirsi allo spirituale nella ricerca dell’Armonia e della Pace universale.

Artista marziale davvero completo, O’Sensei non temeva rivali, specie nell’arte della lancia.

Nello sviluppare l’Aikido egli si riferiva all’arte del bastone (Jo) e della spada (ken) come Misogi-no-Jo e Misogi-no-Ken, pertanto ne vedeva strumenti di purificazione interiore e di armonizzazione con l’altro.

Come tutti noi ben sappiamo le tecniche di Aikido nascono dal bastone e dalla spada, e a giusta ragione O’Sensei ne associa sempre la paternità.

Ad esempio, uno dei movimenti che più spesso compiamo in Aikido è “Irimi”, il passo, sempre abbinato da Ueshiba al concetto:

 Itto isshin – un corpo, una spada

L’unificazione dei movimenti di Tori ed Uke è sempre stato focale nell’Aikido, e ne è l’essenza più grande, appartenente al Kanji Ai.

La Spada, anche nell’Aikido, assume una condizione divina, spesso Ueshiba affermava che con la spada bisogna puntare al centro (dell’avversario, ma anche nostro), e ricordava che:

“Le tecniche di spada non sono cose.

Dà il potere di fendere e distruggere il male e di riappacificare il mondo.

Lucidate senza posa la Sacra Spada e mostratene la divinità […] la Spada Divina dovrebbe risplendere pulita e brillante.

La Sacra Spada non consente aperture alle radici del male.

Collocate il suo calore e la sua luce nel vostro cuore.”

Molti pensano che l’Aikido non abbia dei Kata di spada codificati, come nel Karate o nello Iaido, e ricercano in specifiche scuole la completezza nell’arte della spada; tuttavia questa conclusione è profondamente errata.

In prima analisi il principio su cui si fondano le scuole di Iai o di Ken può talvolta trascendere il messaggio pacifista di Ueshiba e sfociare nella competitività;
Quest’ultimo fattore può portare al rischio di perdere l’essenza della Via come hanno avuto modo di sperimentare i personaggi di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente e ricondurre ad una pratica di Budo incompleta.

Benchè scuole di ken fondamentalmente spirituali, come la Jikishinkage Ryu (portata in Italia da Hosokawa-sensei) risultino un complemento ideale alla pratica aikidoistica, Tada-sensei ci spiega, nel prossimo paragrafo, come nutrirci dall’inesauribile fonte dell’Aikido stesso.

Non bisogna dimenticare che Morihei Ueshiba, oltre all’Hombu Dojo, aveva fondato ad Iwama il santuario dell’Aikido, con un suo personalissimo Dojo.

Alla morte del Fondatore, Morihiro Saito si prese cura del Dojo di Iwama dove, ancora oggi, ci si focalizza su Misogi-no-jo e Misogi-no-ken.

Chi ha avuto modo di conoscere Saito-sensei ha appurato come i kata di jo e bokken sviluppati esclusivamente ad Iwama, e praticati con “legni” di ben altro peso e spessore (il bokken pesa circa 800 grammi e il jo è spesso 3 centimetri) abbiano connotazioni spirituali enormi e perfettamente collegate con la più profonda pratica aikidoistica.

Tada-sensei ci ricorda che…

Il Maestro Tada, durante gli stage internazionali tenuti a La Spezia, tende sempre a ripetere una frase, a mo’ di sutra:

“Mia spada è mio braccio.
Mio braccio è mia spada.
Allora…
Praticare con la spada come con braccia
Praticate con le braccia come con spada.”

Tutte le tecniche di Aikido vengono dal Jo e dal Bokken, non va mai dimenticato!

È nostro dovere praticare le tecniche di “mano vuota” come se volessimo tagliare con la spada, allo stesso modo, quando tagliamo con la spada, non dobbiamo dimenticare il feeling che abbiamo nella più estesa pratica di mano-vuota.

Con questo precetto su cui meditare nel cuore, auguro a tutti la pienezza della ricerca della Via.

Mi viene in mente, in ultima analisi, una frase che diceva spesso il mio maestro di Kendo:

Al termine di ogni allenamento bisogna morire un po’!”

Pratichiamo come se da ogni fendente dipenda il nostro confine vita-morte, ma soprattutto pratichiamo con

Seishin – paceful mind

Kihaku – powerful spirit

Magokoro – true heart

Shoshin – original intention

Nintai – patience

Zanshin – remained mind

Un pensiero riguardo “Ken

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