Ken wa kokoro nari – La Spada purificatrice

Quest’oggi concluderemo il nostro viaggio nell’arte della spada, così come è giunta fino a noi tramite l’Aikido.

In quest’ultimo appuntamento è doveroso dare spazio all’esperienza di Morihei Ueshiba e all’insegnamento di Tada-sensei che, in verità, fu motore di questo mese in compagnia del ken.

Ueshiba e l’Arte della Pace

Se il Giappone ha dovuto attendere personaggi come Yamaoka Tesshu e Awa Kenzo per veder sconvolto il concetto di Budo, Ueshiba Morihei non impiegò molto a comprendere, grazie alle dure esperienze di guerra, che il mondo intero doveva imparare a unirsi allo spirituale nella ricerca dell’Armonia e della Pace universale.

Artista marziale davvero completo, O’Sensei non temeva rivali, specie nell’arte della lancia.

Nello sviluppare l’Aikido egli si riferiva all’arte del bastone (Jo) e della spada (ken) come Misogi-no-Jo e Misogi-no-Ken, pertanto ne vedeva strumenti di purificazione interiore e di armonizzazione con l’altro.

Come tutti noi ben sappiamo le tecniche di Aikido nascono dal bastone e dalla spada, e a giusta ragione O’Sensei ne associa sempre la paternità.

Ad esempio, uno dei movimenti che più spesso compiamo in Aikido è “Irimi”, il passo, sempre abbinato da Ueshiba al concetto:

Itto isshin – un corpo, una spada

L’unificazione dei movimenti di Tori ed Uke è sempre stato focale nell’Aikido, e ne è l’essenza più grande, appartenente al Kanji Ai.

La Spada, anche nell’Aikido, assume una condizione divina, spesso Ueshiba affermava che con la spada bisogna puntare al centro (dell’avversario, ma anche nostro), e ricordava che:

Le tecniche di spada non sono cose.

Dà il potere di fendere e distruggere il male e di riappacificare il mondo.

Lucidate senza posa la Sacra Spada e mostratene la divinità […] la Spada Divina dovrebbe risplendere pulita e brillante.

La Sacra Spada non consente aperture alle radici del male.

Collocate il suo calore e la sua luce nel vostro cuore.

Molti pensano che l’Aikido non abbia dei Kata di spada codificati, come nel Karate o nello Iaido, e ricercano in specifiche scuole la completezza nell’arte della spada; tuttavia questa conclusione è profondamente errata.

In prima analisi il principio su cui si fondano le scuole di Iai o di Ken può talvolta trascendere il messaggio pacifista di Ueshiba e sfociare nella competitività;
Quest’ultimo fattore può portare al rischio di perdere l’essenza della Via come hanno avuto modo di sperimentare i personaggi di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente e ricondurre ad una pratica di Budo incompleta.

Benchè scuole di ken fondamentalmente spirituali, come la Jikishinkage Ryu (portata in Italia da Hosokawa-sensei) risultino un complemento ideale alla pratica aikidoistica, Tada-sensei ci spiega, nel prossimo paragrafo, come nutrirci dall’inesauribile fonte dell’Aikido stesso.

Non bisogna dimenticare che Morihei Ueshiba, oltre all’Hombu Dojo, aveva fondato ad Iwama il santuario dell’Aikido, con un suo personalissimo Dojo.

Alla morte del Fondatore, Morihiro Saito si prese cura del Dojo di Iwama dove, ancora oggi, ci si focalizza su Misogi-no-jo e Misogi-no-ken.

Chi ha avuto modo di conoscere Saito-sensei ha appurato come i kata di jo e bokken sviluppati esclusivamente ad Iwama, e praticati con “legni” di ben altro peso e spessore (il bokken pesa circa 800 grammi e il jo è spesso 3 centimetri) abbiano connotazioni spirituali enormi e perfettamente collegate con la più profonda pratica aikidoistica.

Tada-sensei ci ricorda che…

Il Maestro Tada, durante gli stage internazionali tenuti a La Spezia, tende sempre a ripetere una frase, a mo’ di sutra:

Mia spada è mio braccio.
Mio braccio è mia spada.
Allora…
Praticare con la spada come con braccia
Praticate con le braccia come con spada.

Tutte le tecniche di Aikido vengono dal Jo e dal Bokken, non va mai dimenticato!

È nostro dovere praticare le tecniche di “mano vuota” come se volessimo tagliare con la spada, allo stesso modo, quando tagliamo con la spada, non dobbiamo dimenticare il feeling che abbiamo nella più estesa pratica di mano-vuota.

Con questo precetto su cui meditare nel cuore, auguro a tutti la pienezza della ricerca della Via.

Mi viene in mente, in ultima analisi, una frase che diceva spesso il mio maestro di Kendo:

Al termine di ogni allenamento bisogna morire un po’!

Pratichiamo come se da ogni fendente dipenda il nostro confine vita-morte, ma soprattutto pratichiamo con

Seishin – paceful mind

Kihaku – powerful spirit

Magokoro – true heart

Shoshin – original intention

Nintai – patience

Zanshin – remained mind

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