Onko Chishin

Lo stream of consciousness di questo momento mi porta a scrivere sulle pagine di questo blog a cavallo tra due giorni, quello ormai al desio e quello nascente, credetemi, leggendo l’articolo potrebbe sembrarvi una scelta voluta, in effetti non è così, il caso, l’attimo, il qui ed ora, o se vogliamo l’allenamento odierno, assumono il significato di queste parole in un flusso di caratteri in perfetto stile Ki No Nagare.

La riflessione che volevo condividere con voi adesso, non prima, non dopo, nasce dalla pratica Aikidoistica;

La lezione di oggi del Maestro Simoni è nata e si è sviluppata sugli insegnamenti del Maestro Hosokawa Hideki, Samurai, VII Dan di Aikido, l’uomo che alimentò il mio amore per questa filosofia di vita così come quella di altri praticanti nel mondo.

Per me è stato un tuffo nel passato, nel ricordo di un grande Maestro placcato da un involucro di carne che ad un tratto si incrinò.
Dopo un iniziale smarrimento, ho rivisto tutti i momenti, gli insegnamenti,  i sorrisi… quell’Aikido tutto di testa, tutto semplice, ampio, ricco di finezze e di giri, come il simbolo del suo Dojo…fantastico!

Tornato a casa, ripiegando con rispetto il Keikogi, mi sentivo in dovere di condividere qualcosa che mi nasceva progressivamente dentro, ancora unito alla lezione, dovevo chiudere questo cerchio, e così, eccomi qui.

A sostenermi chiamo in causa un modo di dire giapponese:

温 故 知 新 Onko Chishin – discover a new by rediscovering an old

Scoprire il nuovo riscoprendo il vecchio è un concetto molto profondo in verità; si può riferire a qualsiasi cosa, alla propria esperienza di vita, al proprio carattere, al lavoro così come all’Aikido.

Come possiamo scoprire qualcosa di nuovo nella nostra vita semplicemente partendo da ciò che eravamo?

La faccenda non è affatto semplice e merita un giusto spazio di manovra, innanzi tutto ho usato il verbo al passato poiché tutto è in continuo mutamento, l’acqua del fiume che scorre, i globuli rossi nel nostro sangue, il moto dei corpi celesti e così via, nulla è fermo, tutto è Ki No Nagare, fluire di energia, fluire di cose, fluire di persone, fluire di emozioni, fluire di vita, perciò ora, gran parte di voi, è già passata.

Fermo restando questa premessa fondamentale, che già di per sé implica un profondo studio e un’attuazione quotidiana della pratica aikidoistica al di fuori del tatami, riuscire in Ki No Nagare tutti i giorni ha come requisito fondamentale la meditazione; tratterò futuri articoli su questi due argomenti, poiché sono essenzialmente una discriminante fra un praticante di Aikido ed un Aikidoka.

Meditare su chi siamo, sulla nostra giornata, sul nostro qui ed adesso, ci rende maggiormente reattivi e cognitivi, più lucidi nelle scelte e più morbidi nell’accettazione del destino.

Proprio qui entriamo ne vivo della questione.

Ogni azione del nostro passato ha profonde ripercussioni sul nostro presente e sul nostro futuro, solo che per lo più non sappiamo né come né quando, poiché, a complicare il tutto, o a renderlo più divertente, c’è il destino che intreccia la nostra vita con quella di altre persone.

Un vero Aikidoka spicca perché, nella ricerca perpetua dell’armonia con il mondo, sia esso animale, vegetale o spirituale, è in grado di recepire ed armonizzarsi con gli eventi, ovvero, sa dare ad ogni cosa il giusto peso, dedicando così il giusto tempo e le giuste energie; sa essere morbido e gentile, ma allo stesso tempo deciso ed energico dinnanzi ai molti input quotidiani che la vita propone e che sta a noi discernere.

Steve Jobs parlava dell’unione dei puntini del passato che creano il disegno che viviamo adesso, cioè noi stessi.

Lungo la via della ricerca interiore, della realizzazione o dell’illuminazione, spesse volte ci sfugge il senso di ciò che è appena trascorso, il più delle volte disperiamo e piangiamo su questo, perdendo energia e fermezza, quello spirito saldo che ci rende samurai moderni e ci preserva, ma ne vale la pena?

Assolutamente no, il passato, sia come sia, ricco di ricordi, dolori, delusioni e successi, in verità, se ci si ripensa un attimo, si scopre esserlo perfettamente un equilibrio.

Non è detto che ciò che siamo stati saremo o che ciò che saremo si uniformi con ciò che siamo stati o avremmo voluto essere, per lo più la vita tende a lanciarci piccole sfide quotidiane che ci formano. Ogni sfida superata è già passata, ma non è dimenticata, è tutto nel cervello.

Vi è mai capitato di aver lasciato l’Aikido per qualche anno, magari a causa dello studio o del lavoro? Tornati sul tatami non era sparito tutto, come in un polveroso archivio statale non indicizzato, tutta l’esperienza accumulata rimane, sta a noi tirarla fuori e riusarla per il momento.

Il parallelo vita-aikido, oltre ad essere dannatamente sulla solita linea (entrambi si alimentano), trovano riscontro anche nel nostro cervello, il nostro passato non si cancella, ma ci viene sempre in soccorso per migliorare il nostro presente, la nostra condizione; fin da bambini con lo studio della storia i nostri docenti hanno sempre cercato di farci capire come dal passato, in particolare dagli errori, si può imparare.

E l’Aikido non è forse questo? Lezione dopo lezione costruire sui propri errori, confrontarsi, riscoprirsi nelle tecniche, ristudiarsi nel particolare…

Fin dal saluto, antica tradizione, ci immergiamo nella cultura, nella pratica iniziata da altri e tramandataci; lasciamo fuori, assieme alle ciabatte, la nostra vita, i nostri pensieri, cerchiamo il vuoto interiore per dare pienezza esteriore alla tecnica, espressione massima di due energie in movimento.

Questo lo possiamo attuare nella vita, escludendo i pensieri, focalizzandoci sugli obiettivi, sulla ricerca dell’armonia, sicuri che tutto è in equilibrio finché noi saremo in equilibrio.

Allora pratichiamo Aikido ogni minuto, come dice il Maestro Tada:

Pratica individuale fondamentale!

Per riuscire bene in Ki No Nagare, sia nella vita, ma a partire dal tatami, bisogna essenzialmente raggiungere uno stato di Mu-shin – non mente – come sapeva ed aveva insegnato il Maestro Hosokawa.

Nelle sue tecniche si assapora il gusto di un flusso continuo di taisabaki, uchikaiten, tenkan, movimenti circolari, grandi, accompagnati, un turbinio che travolge uke in tori e viceversa.

Il praticante in questo modo non ha più occasione di pensare, i movimenti sono troppi, si perde il conto, si può solo praticare, così, dal vuoto interiore e mentale, nasce spontanea la tecnica, il tutto!

Riscopriamo allora il vecchio, il passato, gli insegnamenti ricevuti, per scoprire la bellezza del presente, il qui ed ora del nostro Aikido, sul tatami e fuori!

Grazie Sensei per Tutto!

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